Chiusa la sesta edizione della Sagra dell’Ortica, che ha avuto un +16% di afflusso ma è soprattutto diventata un vero e proprio modello sociale

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sagra-ortica-malalbergo-conclusaIl 4 settembre si è chiusa l’edizione 2016 della nostra Sagra; dal punto di vista quantitativo è stata un successo: +16% di afflusso, 8.000 pasti a base di ortica consumati, 5.000 pizze servite in una struttura indipendente e una presenza nelle 8 giornate che si aggira attorno alle 33/35mila persone (in un Comune che conta poche migliaia di appartenenti…). Gianni Bonora, Presidente dell’Associazione Amici dell’Ortica, ha dichiarato: “quello che più mi sta a cuore è il lato umano, caratterizzato dal lavoro indefesso di oltre 130 volontari e dall’intero incasso devoluto in beneficenza e in progetti sociali sul territorio. Quest’anno abbiamo avuto due momenti particolarmente significativi: la cena di solidarietà con chi ha sofferto per il sisma del Centro Italia e, in una grande serata insieme a tantissimi Lions Club, una raccolta di fondi contro la fame nel mondo”.

L’edizione del 2016 ha però dato grandi soddisfazioni anche dal punto di vista qualitativo, trasformandosi in una delle prime “Sagre d’Autore” del Belpaese. Proprio il recupero della cultura popolare, infatti, potrebbe diventare (o forse lo è già) uno dei driver nel ‘restart’ del nostro Paese: un’ “abilità”, cioè, di miscelare l’antico con il moderno, il social con il sociale, la creatività e l’ingegno. La Sagra dell’Ortica di Malalbergo, infatti, non è stata il frutto della casualità ma ha radici ben riconoscibili nella nostra storia e cultura e dati significativi (le sagre sono frequentate ogni anno, in media, da 43 milioni di Italiani). Questa manifestazione si è rivelata una grande festa dell’immaginario e della convivialità, con un aspetto culturale significativo ed è coniugata con la “sostenibilità” e i “social network”. Adriano Facchini, agronomo ed esperto di marketing territoriale, afferma: “è stato un momento di incontro che ha visto funzionare un grande esperimento come un laboratorio a cielo aperto che ha coniugato socialità e alimentazione, ricerca, storia, divertimento e convivialità; lo definisco un laboratorio anche per le nuove modalità di incontro tra i grandi nomi dell’agroalimentare nazionale e le persone, in un clima di coinvolgimento reciproco, con pari dignità per creare e collaudare in diretta nuove idee di prodotto. Non solo gastronomia quindi, ma anche tanto altro: ambiente, conoscenza e tanta solidarietà”.

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